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Giochi popolari italiani

Giochi popolari italiani

I giochi tradizionali sono uno strumento straordinario nello sviluppare ci capacità fisiche e psicologiche dei bambini: Il gioco avvicina alla realtà, aiuta a costruire nuove dimensioni e mondi nei bambini, mentre sviluppa la fantasia ne migliora le qualità fisiche e psicologiche. Giocare rende più abili ed intelligenti. Alcuni giochi possono esser fatti con i genitori, altri da soli.

E tutto a costo zero. Dove si gioca: Bisogna avere a disposizione un piccolo spazio su cui disegnare il percorso. Il percorso classico è composto dieci caselle rettangolari numerate in progressione che si susseguono regolarmente in fila indiana tranne due blocchi con due caselle affiancate. Come si gioca. Il contrassegno deve atterrare all'interno dello scomparto senza toccare nessuna linea o rimbalzarne fuori. Il giocatore quindi saltella su un solo piede di casella in casella lungo tutto il percorso, ma senza mai entrare nel riquadro in cui è presente il suo contrassegno, cosa che in determinati casi lo costringe ad effettuare un salto più lungo del solito.

Le caselle possono essere toccate solo con un piede, ma i blocchi di due caselle affiancate consentono di appoggiare contemporaneamente entrambi i piedi uno in ciascuna casella, sempre che una delle due non sia occupata dal contrassegno , permettendo eventualmente di recuperare l'equilibrio. Se nel percorrere il tracciato il giocatore pesta una linea, non visita la casella dovuta o perde l'equilibrio, il turno passa al giocatore successivo.

Quando sarà nuovamente il suo turno, il primo partecipante riprenderà il gioco dal punto in cui si era interrotto. Come si vince. Vince chi per primo visita con il proprio contrassegno tutte le caselle, completando ogni volta il percorso. Il valore psicologico del gioco. Nell'Inghilterra vittoriana il gioco ebbe di nuovo un momento di grande popolarità tanto che veniva giocato al chiuso, anche dagli adulti. Oggi è diffuso in molti paesi del mondo, ha nomi diversi ma le stesse regole.

Dove si gioca. All'aperto o in una stanza abbastanza grande vuota. Appena la "mosca" tocca un giocatore, questo prende il suo posto. In alcune varianti la "mosca" deve riconoscere il giocatore catturato senza togliersi la benda perché possa prendere il suo posto. I giocatori devono essere almeno cinque. Lo scopo del gioco è scambiarsi di posto occupando il cantone libero senza farsi rubare il posto dal giocatore che sta al centro. Se i giocatori sono più di cinque, esiste una variante del gioco in cui il campo avrà più cantoni e anche i giocatori al centro potranno essere due o più. Fisicamente sviluppa rapidità, prontezza e visione del gioco. Un gioco che insegna il piacere di giocare, senza un premio come scopo finale: Per delimitare la casa delle due squadre, si traccia una linea retta al centro del campo da gioco e altre due linee parallele alla stessa distanza dalla linea centrale.

Come si gioca: Il numero dei giocatori è libero purché siano uguali nelle due squadre. Il porta-bandiera sta in piedi, a lato della linea centrale tenendo con la mano un fazzoletto o un pezzo di stoffa bandiera , con il braccio ben disteso in avanti. A questo punto il porta-bandiera inizia a chiamare un numero a sua scelta. La squadra del giocatore che ruba la bandiera guadagna il punto. Naturalmente non valgono contatti volontari violenti o in parti sensibili testa, stomaco, ecc.

Regola fondamentale è che i giocatori non devono farsi male, è un gioco di abilità, velocità, destrezza, tattica. Più preciso ancora Marziale, che descrive i due tipi di palla maggiormente in uso nel suo tempo: Rincara la dose il celebre medico Galeno che nel suo Conservazione della salute consiglia vivamente il gioco della palla, ritenendolo fra tutti gli esercizi fisici il solo incapace di procurare danno, se praticato con moderazione.

In epoca cristiana gli fa eco Clemente Alessandrino che inserisce il gioco della palla tra quelli concessi ai fanciulli che si intendano educare cristianamente. I giochi di palla furono raccomandati anche da altri illustri medici dell'antichità: In Italia la palla, giocata con molta fortuna nel Quattrocento e nel Cinquecento, fu anche argomento di numerosi trattati. Nella pletora dei giochi che, alla lontana, possono farsi discendere dall' harpastum romano, Scaino illustrava quelli più di moda all'epoca, tra i quali differenziava, in particolare: Quelli erano i passatempi più praticati dal popolo nel pieno del Rinascimento, anche se solo in alcune regioni.

Con tali premesse la Tribuna Illustrata alla fine dell'Ottocento poteva scrivere: In nessun Paese d'Europa, eccetto che nei Pirenei, esso è conosciuto. In tutte queste nostre regioni esso ha tradizioni vecchie: Comunque sia, questo gioco è stato sempre considerato come un passatempo nobilissimo e come uno dei migliori mezzi di ginnastica educativa tramandataci dal mondo greco-latino che faceva consistere tanta virtù di popolo nella prestanza e nel vigore del corpo" Tribuna Illustrata, marzo Calcio fiorentino Le prime tracce scritte sul calcio giocato a Firenze, sulle quali si abbiano riscontri certi, si fanno risalire a un poemetto anonimo del principio del Quattrocento contenuto nel Codice Marucelliano.

L'autore vi descrive in versi gustosi, fin troppo coloriti, una partita disputata a Piazza Santo Spirito. Tale era la frenesia dei giovani di Firenze che alcuni cronisti hanno tramandato notizia di un incontro disputato, il 10 gennaio , finanche sulla superficie ghiacciata dell'Arno: Landucci, Diario fiorentino dal al Un'altra descrizione del calcio fiorentino è data dallo storico Francesco Domenico Guerrazzi che, forse più di altri autori, lui che fu triumviro di Toscana, si sentiva vicino all'anima popolaresca del gioco: Vestivano leggieri e spediti, di colori svariati, rossi e bianchi, verdi e gialli; premio della vittoria: Ai due capi del campo alzavano due tende ove stanziavano gli alfieri o capi delle parti, i quali appartenevano alle famiglie più grandi.

Or dunque il gioco comincia col battere della palla; un mandatore, vestito di ambedue i colori della livrea, batte la palla al muro, talché subito risalti in mezzo agli Innanzi e si ritira. Quando poi con la prossima pugna degli Sconciatori e degli Innanzi, i primi Datori non abbiano comodo di bene assestare il colpo, rinviano la palla ai Datori indietro, ai quali, siccome posti in parte tranquilla, è concesso agio di divisare il come e il dove indirizzarla.

Il gioco era fin troppo violento e non di rado degenerava in rissa, in aperta battaglia che, accendendosi tra i giocatori, finiva con il coinvolgere anche gli astanti. Se ne preoccupavano già nei tempi antichi, come riferisce in un suo brano il Bardi: I loro nomi erano inseriti in un elenco dal quale il Provveditore sceglieva quelli ritenuti più degni. Celebre, tra le tante, è rimasta la partita giocata il 17 febbraio Erano i giorni della Repubblica seguita alla cacciata dei Medici e dell'assedio da parte delle truppe di Carlo V che volevano restaurare la Signoria. Nella città, cinta da ogni lato, imperversavano carestie e pestilenze, mentre le cannonate degli spagnoli facevano vittime a migliaia.

Nonostante tutto i giovani fiorentini, approfittando del carnevale, vollero farsi beffe del nemico allestendo un incontro a Santa Croce. La cronaca di quella memorabile giornata d'orgoglio cittadino è stata tramandata dal cronista e letterato Benedetto Varchi nella sua Storia fiorentina: Resta l'episodio e con esso la dimensione dell'importanza che si dava a quel gioco nel Cinquecento a Firenze. Riguardo al modo in cui si giocava, indicazioni vengono offerte dall'edizione inaugurale del Vocabolario della Crusca il quale, nel , informava che il calcio "è anche nome di un gioco, proprio l'antico gioco della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata, con una palla a vento rassomigliantesi alla sferomachia passata dai greci ai latini, e dai latini a noi" Il gioco e gli sport Vale appena la pena ricordare che in Gran Bretagna, già nel Seicento, Enrico II d'Inghilterra aveva proibito il gioco del pallone perché troppo violento e che intorno al era apparso, redatto da John Langenus, il primo trattato sul gioco che poneva l'accento sull'accanimento dei contendenti che "si rompevano a volte il collo, la schiena, le gambe e le braccia e a volte il sangue colava dalle narici e dalla bocca".

Si è già detto che i giocatori erano 27 per partito anche se non è chiara l'origine di tale numero. Al fondo del campo, la cui misura non era definita con esattezza, trovavano posto le tende con i Maestri, gli Alfieri e le Trombe; tutt'intorno si collocavano gli Alabardieri con l'incarico di trattenere la folla dall'invadere il campo e, in casi non infrequenti, di impedire ai giocatori stessi di aggredire gli spettatori.

Al primo tocco di tromba tutte le genti di servizio dovevano ritirarsi, lasciando libero il campo che era stato adeguatamente chiuso da staccionate in legno. Al secondo squillo i giocatori andavano a occupare i posti assegnati e al terzo, e ultimo, il Pallaio o Mandatore, vestito nella stessa misura equanime dei colori delle due fazioni, doveva "giustamente batter la palla". Il gioco finalmente aveva inizio. Altre norme prevedevano che: Se esci di posta fuori dello steccato verso gli angoli della fossa, la linea diagonale del gioco, prolungata, distinguerà se è fallo o caccia"; "Due falli valgono una caccia, e i giocatori cambiano campo"; "Vinta la caccia, cambisi campo e nel mutar luogo l'insegna vincitrice sia portata, da uno solo dei giocatori, alta e distesa: Le insegne siano dell'Alfiere vincitore, ed in caso di parità ciascuno riabbia la sua".

Dicono le cronache che l'ultima partita storica fu giocata il 19 gennaio in onore del granduca Francesco II di Lorena e dell'arciduchessa Maria. Ne dà conferma Marco Lastri che, in uno scritto del sul calcio che veniva giocato a Porta a Prato, è fautore della rinascita del gioco perché "adattissima invenzione per esercitare la gioventù al corso, al salto e alla lotta". Pallone a bracciale Da esso derivano tutti gli antichi giochi italiani. Sicuramente va fatto risalire ad antichi passatempi rurali, nei quali due o più giocatori dovevano rimandarsi una palla colpendola con forza a mano aperta o, preferibilmente, con il pugno chiuso.

Per imprimere maggior slancio, ma anche per proteggere la mano da dolorosi traumi, sin dall'antichità era invalsa l'abitudine di fasciarla con stringhe di cuoio o strisce di correggia. Da qui il passo fu breve verso l'adozione di una protezione più solida, in legno, che era l'elemento naturale di più facile reperimento e lavorazione. Il bracciale. Il bracciale moderno è invece costituito da un manicotto di un solo pezzo, cavo all'interno in maniera che il giocatore possa adattarvi al meglio la mano e il polso.

Vedrete infatti i giuocatori soffiar sovente sulle dita per averne un momentaneo refrigerio. Ha all'estremità inferiore un bottone di ferro il cui ufficio è soltanto di non far sciupare il bracciale quando vien battuto nel muro onde assestarlo a forza sul braccio. Il manicotto è di diametro maggiore nei tre giri verso l'impugnatura ed ha dei fori cilindrici in cui vanno a commettersi i denti, a forma di lancia spuntata.

La mezza linea è verso l'impugnatura. Ogni linea ha quattordici denti, i quali possono facilmente esser cambiati quando si rompono. I giuocatori usano un martello di legno, o mazzuolo, per ribatterli prima e durante il gioco. I migliori bracciali sono quelli dal manicotto di sorbo e i denti di corniolo. Pesano circa due chilogrammi 6 libbre toscane , ma quando con l'uso minacciano di spezzarsi, vengono rinforzati con strisce di ferro tra le linee dei denti, e da allora è presto capito che pesano di più.

Il giuocatore si fascia il polso e parte dell'avambraccio, con strisce di tela, ed infila a forza il bracciale: Il pallone. Le dimensioni erano più grandi di quelle odierne, in seguito si sono ridotte, con differenze su base regionale: Ai giorni nostri il diametro è ovunque di 12 cm. Ma più che su misure e dimensioni, conviene soffermarsi sulle tecniche di costruzione susseguitesi nel tempo, poiché l'evoluzione del pallone anticipa l'evoluzione di tutti i giochi che ne fanno uso.

Scrive Franceschi: La vescica era tagliata in quattro fusi di sfera dal diametro corrispondente, lasciando in ciascuno di essi una maggior larghezza di circa mezzo centimetro onde sovrapporvi l'altro fuso ed incollarvelo fortemente. Riuniti i quattro fusi, veniva ben chiuso uno dei poli della sfera, mentre sull'altro veniva incollata un'animella d'ottone cilindrica e saldata nel mezzo da una piastrina rotonda con un foro, il quale andava a corrispondere con l'altro foro che veniva lasciato nel cuoio esterno; sotto vi era fissato, da due lati, un pezzo di pelle, destinato ad agire da valvola. Tra la vescica e il cuoio ponevano un involucro di pelle scamosciata. Nei palloni adoperati ora, di otto pezzi all'esterno, mezzi spicchi, la camera d'aria sebbene si continui a chiamare vescica, è fatta di cuoio di manzo come la parte esterna: Non v'è più l'altro involucro tra la vescica e l'esterno, e all'animella d'ottone vennero sostituiti dischi di cuoio.

Con una solida pompa viene spinta l'aria nel foro del pallone: Gonfiato il pallone vengono spianate, con un paletto di ferro cilindrico, le cuciture sporgenti costole ; lo si ingrassa con del sego, e si prova facendolo sbalzare su un pezzo di pietra; deve essere rigonfiato ogni volta che viene rimesso in gioco".

Lo sferisterio. Di norma ospitava un terreno allungato e ben battuto, originariamente lungo tra i 90 e i m e largo dai 16 ai 17 m, diviso per metà da una linea di mezzo realizzata con mattoni a taglio sporgenti circa 3 cm. Il campo, oltre che dalle gradinate o dallo spazio per il pubblico, era fiancheggiato da un muro d'appoggio tra i 18 e i 20 m d'altezza che, oltre a racchiudere il terreno, serviva ad accelerare la velocità dei colpi e falsarne i rimbalzi. Una recinzione in rete, alta più di 4 m, completava l'impianto e ne garantiva la sicurezza.

Ai quattro angoli del campo venivano piantati dei travi per delimitarlo, due dei quali, infissi nel muro, marcavano l'area del gioco aereo. Il più famoso sferisterio resta quello monumentale di Macerata, fatto costruire nel da un centinaio di cittadini tassatisi per la bisogna e oggi utilizzato più che altro per manifestazioni canore. Non si trattava di una novità: Anche a Pesaro vi era un teatro della pallacorda. Altri sferisteri famosi a fine Ottocento, ma poi cancellati dai piani regolatori, si trovavano a Roma Quattro Fontane , a Firenze sferisterio delle Cure sul viale Militare e l'altro fuori Porta a Pinti , a Torino Porta Susa all'antica piazza d'Armi, poi sostituito dal campo di calcio della Juventus.

Molto importante era anche lo sferisterio di Bologna. Quando non era possibile, e capitava spesso, costruire un apposito impianto, si ripiegava su uno spazio confinante con le mura cittadine, i bastioni di una fortezza, un edificio monumentale. Non c'era paese o città dell'Italia centrale, della Romagna e dell'Emilia, del Piemonte o del Veneto che non avesse il suo spiazzo per il gioco, le cui dimensioni variavano secondo il tipo adottato: Le regole del gioco. Un certo campanilismo era sempre presente tra giocatori e pubblico che avevano abitudini dissimili e parlavano dialetti molto diversi tra loro.

Se entrambe le squadre raggiungevano i quaranta punti, si ripartiva da trenta: Un gesto gentile da parte dei giocatori prevedeva che, a inizio incontro, il primo giocatore a ricevere il pallone dal 'mandarino' personaggio estraneo al gioco, ma fondamentale, che aveva appunto il compito di lanciare la palla al battitore nel momento in cui questi scendeva da un trampolino inclinato per colpire il pallone con il bracciale , non lo colpisse con forza, ma si limitasse a farselo scivolare sul bracciale, mentre gli altri contendenti si rivolgevano al pubblico con un inchino.

Questa usanza, nata in Toscana, si diffuse in seguito nelle altre regioni, anche se sopravvissero a lungo altre tradizioni locali. All'invito poteva seguire l'accettazione, ma anche il rifiuto, e allora tutto doveva ricominciare. La partita inizia sempre con i giocatori rossi alla battuta, quindi si cambia di campo a ogni nuova rimessa. Completano lo schieramento il mandarino e il 'chiamatore dei punti'. Nella versione piemontese, i giocatori in campo sono quattro quadriglia: Se gli avversari non hanno fatto nessun quindici, il gioco è vinto 'marcio' e conta per due". Alcune sono cadute in disuso, ma meritano una citazione perché aiutano a intenderne lo spirito.

Una delle più note era la partita con il cordino, sollevato a mezz'altezza, come nei giochi di racchetta. A volte, anzi, al cordino era attaccata una rete. Il pallone doveva sempre passare sopra le rete, senza toccarla né passare sotto, altrimenti si realizzava un fallo. In un ambito tipico più della sagra paesana che del gioco propriamente detto, poteva capitare che, in serate d'onore o di festa, si collocasse sulla rete un tamburo di leggera carta colorata contente alcuni colombi.

Il giocatore che sfondava il tamburo, liberando il volo dei colombi, vinceva un premio suppletivo. Altre volte veniva collocata sul campo una botte scoperchiata nella quale si nascondeva un giocatore che poteva, al passare di qualche pallone, intercettarlo con il bracciale. Una variante poco usata era la palla a muro che veniva giocata su un terreno largo 8 m, da un lato limitato da un muro alto 1,5 m. Le squadre potevano essere formate da un numero variabile di giocatori, da due a dodici divisi in battitori e ribattitori.

Il lancio e il rilancio dovevano obbligatoriamente avvenire facendo rimbalzare la palla sul muro, ma sempre al di sopra della linea disegnata. Il costume dei giocatori. Sempre Franceschi informa: Intorno alla giacca vi è chi mette per guarnizione una gala, un ricamo, od una trina, sempre in bianco; ma le più semplici rimangono le più graziose. Non vi sono tasche, e i giocatori tengono nella mano sinistra il fazzoletto per asciugarsi il sudore e… per strapparlo coi denti ad ogni colpo sbagliato. Fino al secolo scorso tra la giacca e i calzoni portavano un corto gonnellino di colore azzurro o rosso, che fu poi sostituito da una ciarpa o fusciacca alla sua volta sostituita da una pezzuola di stoffa rettangolare, che molti ambiscono di portar ricamata e con frangia dorata.

Nel secolo scorso i giocatori bravi, specialmente nel giorno della loro beneficiata, portavano pendenti dalla cinta ricche ciarpe di seta che venivano loro offerte da ammiratori e … da ammiratrici insieme a medaglie d'oro le quale dovevano essere guadagnate in partite difficili. Il solo mandarino, fu traditore, mise i calzoni lunghi ed ora per castigo glieli hanno lasciati onde denotar subito che ei non è destinato ad un esercizio sportivo … ma soltanto a pigliarsi qualche pallonata nel petto o nelle spalle dai battitori inesperti o indispettiti".

Le beneficiate e il totalizzatore. Era una usanza nata nel Settecento nei teatri, quando artisti e artiste di grido facevano qualcosa di analogo per dare un senso pratico alla loro arte, anche se in quei casi la questua prendeva il nome di 'serata d'onore'. Si scommetteva non sulla squadra, ma sui singoli giocatori, indipendentemente dai colori. Le quote erano stabilite in base alle puntate e venivano pagate, come alle corse dei cavalli, una prima e una seconda categoria di vincite. Si trattava di un sistema molto articolato, dov'erano posti in gioco sia le prestazioni dei giocatori sia i loro errori, e che non poteva ritenersi del tutto esente dal rischio di qualche aggiustamento.

I grandi giocatori. Ogni città aveva i suoi campioni, giovani e meno giovani non capitava di rado che i maggiori per fama e per rispetto superassero i 50 anni. Se ne ricordano a fatica i nomi, molto di più i soprannomi con i quali il popolo li osannava. Un gioco proletario, è stato detto, per l'origine umile dei suoi protagonisti. Non proprio vero, poiché lo praticavano anche i nobili, non vergognandosi per qualche scommessa perduta.

5 giochi tradizionali che fanno bene ai bambini - Life - giochi-transformers.bartaaron.com Repubblica

Questa è una lista di giochi tradizionali e antichi che facevano i bambini in strada . In molti giochi è prevista una conta iniziale, e una sorta di linguaggio. Ecco una breve rassegna dei giochi popolari di una volta che hanno accompagnato l'infanzia e non solo di molte generazioni di Platanesi e Calabresi . I giochi tradizionali sono uno strumento straordinario nello sviluppare ci capacità fisiche e psicologiche dei bambini: velocità, riflessi, precisione. E l'aquilone, diventimento popolare anche tra gli adulti, I giochi presentati nel volume sono tutti italiani e molti di gruppo, non certo meno. Giochi tradizionali Con il termine "giochi popolari tradizionali" intendiamo tutti quei passatempi che negli anni e nei secoli scorsi si praticavano durante le sagre. I giochi del passato: come si giocava una volta e le istruzione per rifare già diffuso nel ' tra nobildonne e aristocratici italiani e francesi. I giochi con la palla Le fonti classiche che documentano giochi con la palla sono si praticava il 'gioco del pallone', progenitore di quegli antichi giochi italiani, decenni, divenendo nel corso del 20° sec. lo sport più popolare nel mondo.

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